“I’m not ashamed to dress ‘like a woman’ because I don’t think it’s shameful to be a woman.” -Iggy PopIggy pop is such a bad ass. There’s an interview I watched where his manager talked about having to bail him out of jail. The manager shows up and Iggy is drunk, disorderly, and wearing a dress. His manager asked “Ig, why are you wearing a womans dress?” and Iggy replied “I beg to differ, this is a mans dress.”
^ It’s like Eddie Izzard says - ‘They’re not women’s clothes. They’re my clothes. I bought them.’
sono passata al “blog cartaceo” perché oramai non è più possibile sfogarsi qui. Non è più possibile rendere in parole i miei veri sentimenti come facevo un tempo, troppi occhi giudiziosi… ma la scrittura è la mia unica cura, così tengo tutto in un quadernino nascosto dal mondo. Se dovessi arrivare al punto di togliere anche questa opzione mi rimarrebbe solo di sussurrare le mie cose ai muri.
I burned up your letters
My memory suits me better
Changed my name, made my move
I’m not the one who laid beside you
Pensavo fosse la cosa migliore troncare tutto. Spesso mi convincevo che potevo evitarlo perché non tutto era sbagliato in te. Ma poi tornavo sui miei passi e pensavo che mi sarei tolta tanta sofferenza che non meritavo. Allora lo pensavo veramente. Adesso non so cosa darei per riavere quello che avevamo, il tempo ha cancellato tutti i sentimenti negativi che nutrivo, li ha celati, mi tornano a mente solo opachi e inconsistenti e se non ci fossero mai stati non crederei affatto che ci potessero essere. Non posso credere che a distanza di quasi due anni i ricordi ancora mi lacerano, non posso credere di stare qui ora a sfogarmi piangendo sulle mie mani mentre scrivo solo perché ci siamo dette tantissime cose inutili ma che sapevamo entrambe cosa lasciavano intendere e non posso evitare di pensare di averti detto tante cose ma non quello che avrei dovuto dirti veramente. Che non ho amato mai nessuno come ho amato te. E ciò che mi hai lasciato dopo tutta questa storia è solo una sfiducia enorme nell’amicizia che se solo penso a come eravamo mi viene da vomitare dal rimorso. Non credo sia facile da capire e per questo non sopportavo quando qualcuno voleva introdursi in questa storia per capire e darmi i suoi stupidi consigli. La nostra freddezza mi uccideva e mi uccide ancora quando la rapporto col passato. Mi hai strappato il cuore cazzo
Notte di Plenilunio,
intravedo il chiarore grigiastro della luna attraverso le piccole finestre della mia camera in soffitta. La luce si diffonde irriverente su tutta l’atmosfera, sembra voglia espandere il suo perimetro più che può, penetrando nella mia tana, sotto le mie coperte. Il grande satellite bianco ed enfatizzato è di fronte ai miei occhi, non devo far alcuno sforzo per scorgerlo nel cielo nero, perché è proprio nel baricentro, protagonista della scena per tutta la notte. E’ il solo momento della giornata, questo, in cui il mio cervello ha smesso di pensare a qualcosa che da un po’ di tempo mi tiene nervosa e persa, voglio godermi queste ore, prima che cada nel mio sonno ordinario e sporadico. Non ci sono distrazioni artificiali, cerco di sincronizzare i restanti quattro sensi con quello della vista così chiudo gli occhi e riesco quasi a sentire il profumo dell’aria diurna, pura e fresca tipica delle stagioni calde. Mi torna in mente una sera d’estate in cui mia madre, in procinto di serrare porte e portoni prima di andare a dormire, intravide uno strano animaletto sotto la panchina di fronte alla nostra casa. Un riccio era arrivato dai campi erbosi dei contadini della piana fino a noi. Lo portammo in casa e lo studiammo per un po’ : aveva un naso piccolo che somigliava ad una pallina nera ed era ricoperto di aghi marroni dentro i quali arricciandosi si proteggeva da noi curiosi. Cominciava a spaventarsi troppo così io e mio padre dopo averlo messo in uno scatolone lo trasportammo in macchina fino alla zona da dove, secondo le nostre ipotesi, sarebbe venuto. Era libero e subito riconobbe la sua casa, la sua libertà naturale e innegabile verso la quale corse felice dopo qualche secondo di orientamento. Il gusto che più si addice a questa sera è il sapore del mango che assaggiai per la prima volta qualche giorno fa. Ringrazio i miei di essersi circondati di amici abbastanza esterofili. Riescono sempre a interessarmi con le loro storie e le loro testimonianze che permettono di tenere viva in me la speranza di conoscere altro, al di là della nostra penisola. Il mango che mangiai proveniva da Cuba, colto direttamente da una pianta e trasportato a mano fino a me. Era buonissimo, aveva un sapore nuovo, tanto che quando lo assaggiai per la prima volta ebbi dapprima una strana sensazione poi mi piacque molto. Tatto. Tutti dovrebbero avere un po’ di tatto per affrontare le vicissitudini della vita, capire e rialzarsi, cosa che io non so fare. Cado e mi rialzo sì, ma ogni volta porto con me una leggera gobba che mi aiuta a ricordare il mio fallimento e la mia debolezza insopportabile, ma non si parla qui di sensi figurati no? Il tatto migliore che possa provare allora è il tocco dei tasti del pianoforte, o della mia amata chitarra acustica, sensazioni che portano con se tanti di quei sentimenti positivi che non mi adopero neanche di descriverli, perché non sarei mai esaustiva abbastanza. Così la cosa più semplice e diretta nonché attuale potrebbe essere il tatto dei tasti mentre scrivo questo breve testo… troppo banale?
Mi dovrei accontentare perché il sonno mi assale e mi porta con se. Buona notte di Plenilunio, speriamo che la luna vegli su di me tutta la notte, silenziosa e mite come la quiete che regna in questa stanza, disturbata dal mio typing leggero; tutto ciò che posso udire.




